Accesso al credito e finanza per lo sviluppo – sintesi

settembre 21, 2007 – 5:06 pm

Coordina: Leonardo Becchetti

Eterogeneità: l’Impresa sociale comprende una vasta gamma di forme organizzative, ciascuna con le sue peculiarità. Ciò non permette una configurazione omogenea degli strumenti finanziari offerti dagli istituti di credito che, nella decisione di erogare crediti, devono tener conto di tutti gli aspetti economico-organizzativi che compongono queste realtà.

Problema della capitalizzazione. Cronicamente le imprese sociali presentano una situazione patrimoniale poco solida. Questo è dovuto ad una minore attrattività degli investimenti privati rispetto all’impresa profit, comportandone una maggior difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie.

Strumenti finanziari. Quali fonti di finanziamento consentono all’impresa sociale di svilupparsi indipendentemente?
Un’alternativa rispetto ai contributi pubblici o ai finanziamenti di grandi imprese private, potrebbero essere altre forme che premiano maggiormente la qualità dei servizi erogati, come ad esempio i Voucher o il cinque per mille, che però favorisce le grandi imprese e i settori più vicini ai bisogni della maggior parte dei cittadini.

Prospettive delle nuove fonti di finanziamento per ora poco diffuse nel terzo settore. Microcredito e microfinanza sono strumenti di cui beneficia maggiormente l’iniziativa del singolo cittadino o gruppi organizzati di cittadini. Questa è una strada percorribile in Italia per favorire l’accesso al credito per impresa sociale, in quanto il contesto socio-economico si presenta molto differente rispetto alla situazione che caratterizza i Paesi in Via di Sviluppo.

Asimmetria informativa tra imprese sociali e intermediari finanziari. Il rapporti tra i due soggetti è caratterizzato da una mancanza di trasparenza e da sfiducia di base della banca verso i soggetti operanti nel terzo settore. Questa difficile comunicazione è amplificata da sistemi di valutazione adottati dalle banche (Basilea 2) costruiti su misura per le imprese profit.

In seguito all’introduzione del Dott. Becchetti, ciascun relatore è intervenuto sugli aspetti critici evidenziati, contestualizzandoli alla loro esperienza.

Enore Casanova (Finreco Udine)

Il problema della sottocapitalizzazione, soprattutto nella fase di avvio dell’attività dell’impresa sociale, spesso si scontra con la detenzione di riserve cospicue, che però non sono indice di partecipazione dei soci al progetto imprenditoriale. Per questo motivo nel 2005 è stata rilevata una capacità delle cooperative sociali di coprire gli immobilizzi dei due/terzi. Quindi considerando il mondo cooperativo nel suo insieme il problema non sussiste, ma si rileva una diversa dinamica di sviluppo, perché le cooperative di tipo B risultano essere più immobilizzate rispetto alle A, le quali invece presentano un rapporto mezzi propri/immobilizzazioni più basso, dovuto ai maggiori investimenti realizzati.
Sotto questo profilo si rende necessario proprio nella fase di avvio di una nuova impresa sociale di tentare nuove strade per la dotazione di capitale sociale. Nelle imprese profit vengono messi in campo strumenti con una specificità tale che nelle imprese sociali, dove c’è un problema di remunerazione del capitale di rischio, sono di difficile attuazione.
L’altro aspetto da considerare è quello della difficoltà di accesso al credito dovuto a problemi di asimmetria informativa che caratterizza il rapporto impresa sociale- banche, ma anche all’indifferenza dei maggiori intermediari finanziari.
La soluzione potrebbe essere, da un lato l’individuazione di meccanismi di sostegno alla capitalizzazione, da leggere dal punto di uno sviluppo sostenibile, perché l’investimento in ambito sociale non ha un ritorno immediato (specializzazione di prodotto). L’altro aspetto richiede la definizione di strumenti ad hoc che permettono e facilitano l’accesso al credito delle imprese in questione.

Giorgio Bagozzi (Cassa Rurale)
Il mondo dell’impresa sociale è difficile da inquadrare per l’ampia gamma di forme societarie, ma anche per gli obiettivi che ciascuna si prefigge e le priorità che si pone.
Spesso nella realtà della cooperazione trentina non si rileva il problema della capitalizzazione, ma la capacità di raggiungere i propri obiettivi e una corretta gestione permettono di creare valore e raggiungere una certa indipendenza dalla fonte di erogazione delle risorse. Il problema si manifesta anche per il rapporto di trasparenza tra impresa e banca.
I canali da considerarsi come fonte finanziaria di partenza dell’impresa sociale sono: il capitale, i contributi pubblici (difficili da gestire) e la capacità di creare ricchezza dall’attività produttiva ordinaria.
La prima condizione per ottenere credito è garantire alla banca la fonte di rimborso.
Oltre alla rete che hanno creato sul territorio che le legano alle casse rurali della zona, la cooperazione trentina ha creato un organizzazione interna che garantisce i finanziamenti richiesti dalle cooperative.
Le casse rurali trentine non possono distribuire utile ma reinvestito nello sviluppo del territorio e in capitale umano.
Le operazioni di microcredito che per il momento realizziamo sono sempre rivolte ai Paesi in via di sviluppo.

Marco Morganti (Intesa S.Paolo)
Intesa S. Paolo ha appena concluso la sperimentazione di “Esperienza Laboratorio”, iniziativa che promuove l’accesso al credito – rivolto a studenti. Questo prestito è elargito senza una garanzia diretta del fruitore, in quanto interviene l’università che garantisce in misura diversa sullo studente in base alle porte che apre la facoltà per il futuro dello studente, quindi secondo diversi livelli di garanzia.
Per quanto riguarda l’accesso al credito per le imprese sociali sono stati formulati forme di prestito per la nascita di asili nido. In questo caso la garanzia è assicurata attraverso la creazione di un consorzio e di reti sul territorio che garantisce per l’impresa insieme a prospettive proficue del mercato in quel settore (elevata domanda di posti negli asili nido). Questo modello è ripetibile in altri ambiti sociali, come ad esempio per la costruzione di case famiglia se esistono quell’insieme di condizioni che rendono il progetto percorribile come l’interesse degli enti pubblici sul territorio, del privato e se esiste un mercato con elevate potenzialità come per gli asili nido. L’efficienza viene assicurata dalla costruzione di queste architetture relazionali. Questo modello può avere il problema che esiste un’asimmetria informativa nel rapporto tra la banca e l’impresa e senza quella struttura alle spalle non regge.
Prossimamente si aprirà l’esperienza della “Banca Prossima” (prossimo 5 novembre) che si basa sui risultati del precedente laboratorio, dal quale è risultato che non basta la volontà della banca ma contano anche le reti e alleanze che l‘impresa riesce ha creare sul territorio.
Una soluzione al problema delle garanzie che le imprese sociali possono far valere, potrebbe essere sicuramente un’azione concertata del terzo settore, creando anche una lobbie che riesca a far valere i propri interessi su scala nazionale.
Il microcredito è poco erogato da questa banca e comunque sempre rivolto ai Paesi in via di sviluppo.

Fabio Salviato (Banca Etica)
Banca Etica fonda il suo operato sulla fiducia stimolata dal rapporto di trasparenza che instaura con i suoi clienti. Il problema della capitalizzazione può essere risolto con la creazione di questi modelli organizzativi basati sulla fiducia. La questione delle reti sociali è importante: il capitale sociale si compone anche delle relazioni e delle reti che riesce a creare e contattare. Un valore che viene poco riconosciuto dal sistema bancario ordinario, il quale infatti considera le imprese sociali a rischio massimo. L’esperienza di banca etica può dimostrare che il tasso di sofferenza è di 0,0%,da cui risulta che nell’80% dei casi le imprese sociali sono affidabili. Il sistema bancario tradizionale ha meno fiducia, quindi bisogna puntare sulla creazione di questo rapporto fiduciario con il sistema bancario ordinario. Banca etica finanzia imprese sociali soprattutto innovative.
I titoli di solidarietà riservati alle Onlus permettono una sorta di defiscalizzazione completa se si inserisce un intermediario accreditato come banca etica che riduce di un punto il tasso. Questi titoli non sono mai partiti.
Il Microcredito se adattato al nostro contesto socio-economico è una fonte innovativa perché permette di rispondere alle esigenze delle fasce deboli della popolazione. In Italia c’è una domanda altissima, ma non esiste una legge che regola questi strumenti, per questo motivo non c’è un’offerta adeguata, in quanto è poco conveniente per gli operatori del settore.
Nella cooperazione sociale si assiste ad una proliferazione di strumenti, ma c’è bisogno di mettere ordine, mettere insieme i vari strumenti in modo coordinato. C’è un mercato potenzialmente accessibile e le banche si stanno accorgendo del ruolo che il microcredito può giocare.

Conclusioni e prospettive future:

Ci vogliono strumenti finanziari specialistici costruiti ad hoc per l’impresa sociale, alla base della quale dev’esserci una spinta dal mondo della cooperazione tutto.
Finreco ha individuato 8 indicatori riferiti alla cooperazione sociale perché il sistema di rating di Basilea 2 è stato costruito per le imprese profit. Avendo come unico elemento di rapporto il bilancio bisogna individuare una strada da percorrere con le banche, il bilancio della responsabilità sociale potrebbe essere lo strumento.
Rafforzare il principio della trasparenza alla base dei rapporti tra impresa sociale e banca e costruire un struttura reticolare di relazioni, che dia peso all’azione dell’impresa.
Costruire un modello organizzativo che favorisca le relazioni basate sulla fiducia in modo che l’impresa sociale possa trovare nuovi canali di risorse finanziarie.

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